Alla scoperta di Guido Della Rovere: il talento italiano pronto a sbocciare nella fredda Baviera

Il trequartista classe 2007, nato a Cremona, è salito alla ribalta dopo la prima amichevole stagionale del Bayern Monaco. Il motivo? Semplice: Vincent Kompany gli ha regalato l'emozione di indossare la fascia di capitano di uno dei club più affascinanti e prestigiosi del mondo.
Sport03 de septiembre de 2026 Gianvito Clemente

Guido Della Rovere, nato a Cremona il 4 giugno 2007, rappresenta una delle gemme più brillanti del nostro calcio. Per completare il proprio percorso di crescita, però, il giovane talento italiano ha dovuto emigrare in Germania, direzione Monaco di Baviera, approdando in uno dei club più prestigiosi del pianeta: il Bayern Monaco.

Andiamo con ordine. Guido cresce calcisticamente a Cremona, dove comincia ad incantare con giocate fuori categoria già in Primavera, nonostante fosse spesso impiegato sotto età. Il suo nome inizia così a rimbalzare nei radar delle grandi squadre italiane, ma lui pensa soltanto a giocare e a migliorarsi con la Cremonese.

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Poi arriva il momento dell'esordio tra i professionisti. Nell'ultima giornata della stagione regolare di Serie B, a risultato ormai ampiamente acquisito contro il Cittadella, Giovanni Stroppa decide di regalargli i primi minuti nel calcio dei grandi.

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È maggio 2024 e tutto lascia pensare che quella possa essere la prima pagina di un lungo percorso nel calcio italiano. In realtà, sarà soltanto un brevissimo assaggio.

Sì, perché alla porta del club lombardo bussa il Bayern Monaco, pronto a investire circa 500 mila euro per portarlo nella propria eccellente academy. Guido e la sua famiglia tentennano: lasciare Cremona non è una scelta semplice. Ma davanti a lui c'è un'occasione irripetibile.

Così prepara lo zainetto, lucida gli scarpini e saluta i suoi cari. Biglietto sola andata. Destinazione Monaco di Baviera, inseguendo quel pallone che ha sempre accarezzato con estrema cura fin da bambino.

L'ambientamento, però, non è dei migliori. La lingua, la necessità di costruire nuovi rapporti con i compagni e un piccolo infortunio che lo tiene lontano dai campi rendono ancora più complicati i primi mesi tedeschi.

Poi Guido torna a giocare. E si prende tutto, con gli interessi.

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Diventa una vera e propria colonna del Bayern II, collezionando 44 presenze, impreziosite da 16 assist e 5 gol. Numeri che raccontano soltanto una parte del suo impatto, ma sufficienti a convincere anche Vincent Kompany, allenatore della prima squadra.

Il tecnico belga decide infatti di aggregarlo al gruppo dei grandi e, nella prima amichevole stagionale contro il Wehen, gli affida addirittura la fascia di capitano.

Un'immagine tutt'altro che banale per un ragazzo di appena 19 anni, arrivato in Germania poco più di due anni prima con il sogno di ritagliarsi uno spazio nel calcio che conta.

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E chissà che, con l'addio di Leon Goretzka, non possa essersi liberato un piccolo spazio nella mediana bavarese.

Della Rovere, infatti, è un giocatore estremamente duttile. Nel Bayern II ha agito su tutto il fronte offensivo, mostrando le qualità del classico numero 10 capace di illuminare la trequarti, ma anche quelle di un attaccante mobile, bravo ad attaccare gli spazi e a trovare la via del gol.

E non è tutto. La sua capacità di leggere il gioco e la qualità nel palleggio gli permettono di arretrare il proprio raggio d'azione, fino a ricoprire il ruolo di centrocampista in una mediana a due, davanti alla difesa, dove può sfruttare la propria abilità nell'impostazione.

Un giocatore moderno, dunque, capace di cambiare pelle senza perdere la propria identità.

Batte i piazzati, sa inserirsi, vede la porta e arricchisce le proprie partite con giocate di qualità. Estro e fantasia che non sembrano essere stati soffocati da esasperati tatticismi, ma piuttosto affinati attraverso il lavoro quotidiano.

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In Germania se ne sono innamorati. Ma la domanda sorge spontanea: è possibile che nessun club italiano abbia fiutato fino in fondo il suo talento?

La risposta, forse, è proprio qui.

Il talento in Italia c'è. Quello che spesso manca è il coraggio di puntarci davvero.

E allora l'estero può diventare la destinazione privilegiata della nostra fuga di tacchetti. Non necessariamente una fuga da qualcosa, ma la ricerca di un ambiente capace di valorizzare ciò che ancora deve sbocciare.

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Guido Della Rovere è arrivato in Baviera in punta di piedi.

Oggi, però, il ragazzo di Cremona non è più soltanto una promessa.

Chissà che il Bayern non sia soltanto il luogo in cui il suo talento ha trovato terreno fertile, ma anche il trampolino definitivo verso il grande calcio.

E chissà che, dopo essere sfuggito ai radar dei club italiani, non sia proprio la Nazionale a doverlo ritrovare.

Perché se l'Italia non ha avuto il coraggio di puntare su Guido Della Rovere, forse adesso dovrebbe essere Roberto Mancini a non lasciarselo sfuggire.

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