
Violenza sulle donne, la proposta “Ponte Sicuro 72 Ore”: protezione attivata entro tre giorni
Mario GarciaROMA – Garantire una risposta tempestiva alle donne vittime di violenza nelle ore immediatamente successive a una denuncia, una segnalazione o un accesso al Pronto Soccorso. È l’obiettivo di “Ponte Sicuro 72 Ore”, la proposta promossa dal Dipartimento Pari Opportunità Nazionale della Lega e rilanciata il 19 ottobre 2026 da Non solo Flaminia.
L’idea è stata elaborata da Veronica Sansuini, componente del comitato scientifico del Dipartimento Pari Opportunità della Lega ed ex componente della Consulta per la Famiglia della Regione Marche. Il progetto è stato successivamente sviluppato con il contributo del comitato scientifico guidato da Souad Sbai, attraverso il coinvolgimento di professioniste in ambito legale, psicologico e sociale.
Il punto centrale è ridurre il tempo che può intercorrere tra la richiesta di aiuto e l’effettiva attivazione di una rete di protezione. Una fase particolarmente delicata per chi teme nuove aggressioni o ritorsioni e deve trovare, spesso in tempi rapidi, una sistemazione sicura anche per i propri figli.
Che cosa prevede il progetto
La proposta punta a mettere in collegamento forze dell’ordine, pronto soccorso, Centri antiviolenza, professionisti e servizi sociali. L’obiettivo è costruire un percorso coordinato che non si limiti alla prima emergenza, ma accompagni la donna verso una condizione di maggiore sicurezza e autonomia.
Tra gli interventi indicati figurano:
Accoglienza protetta: disponibilità di un posto sicuro per la donna e, quando presenti, per i figli, attraverso strutture dedicate o soluzioni convenzionate.
Valutazione del rischio: analisi tempestiva della situazione per individuare le misure di tutela più adeguate.
Assistenza multidisciplinare: coinvolgimento di Centro antiviolenza, psicologa o psicologo, legale e assistente sociale, in raccordo con le autorità competenti.
Percorso personalizzato: sostegno legale e psicologico, tutela dei minori e accompagnamento verso l’autonomia abitativa, economica e lavorativa.
Il progetto prevede una prima attivazione della rete entro 24 ore, l’organizzazione dell’accoglienza e il coinvolgimento dell’équipe nelle successive 24-48 ore, fino alla definizione di un piano personalizzato entro il limite delle 72 ore.
Il termine non indica, quindi, la durata massima dell’accoglienza: rappresenta il tempo entro cui, secondo la proposta, dovrebbe essere attivato il sistema di protezione. Il sostegno dovrebbe proseguire anche successivamente, fino al raggiungimento di condizioni di sicurezza più stabili.
La tutela riguarda anche i figli
Un elemento significativo dell’iniziativa è l’attenzione rivolta all’intero nucleo familiare. Quando sono presenti bambini o adolescenti, infatti, la violenza domestica può esporli direttamente alle aggressioni oppure costringerli ad assistere ripetutamente a episodi di violenza.
Per questo il modello proposto prevede che la valutazione della situazione e il piano di protezione considerino anche le esigenze dei minori, con interventi adeguati al contesto familiare e in collaborazione con i servizi competenti.
L’obiettivo dichiarato è evitare che la donna debba affrontare da sola, e senza un riferimento operativo, le decisioni più urgenti dopo aver chiesto aiuto.
Dalla proposta politica all’attuazione
Secondo quanto riportato da Non solo Flaminia, il progetto è stato sviluppato all’interno del Dipartimento Pari Opportunità Nazionale della Lega e dovrebbe essere portato avanti a livello politico dal segretario del partito e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.
Al momento, tuttavia, “Ponte Sicuro 72 Ore” va considerato una proposta e non un servizio nazionale già operativo. Per valutarne l’effettiva applicazione saranno determinanti il percorso istituzionale, le risorse disponibili e la definizione delle responsabilità tra forze dell’ordine, strutture sanitarie, Centri antiviolenza ed enti locali.
Restano centrali anche il coordinamento con i servizi già attivi e la disponibilità concreta di strutture protette, professionisti e percorsi di assistenza sul territorio.
La sfida: trasformare la richiesta di aiuto in protezione concreta
La rapidità dell’intervento è uno degli aspetti cruciali nella tutela delle vittime di violenza. Una denuncia deve poter rappresentare l’inizio di un percorso di sicurezza, non un momento seguito da un’attesa senza riferimenti chiari.
La proposta “Ponte Sicuro 72 Ore” si inserisce in questo dibattito con l’obiettivo di rendere più tempestivo e coordinato il sostegno alle donne e ai loro figli. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre il modello annunciato in procedure definite, risorse adeguate e servizi concretamente accessibili.
La questione resta dunque aperta: garantire protezione significa intervenire nell’emergenza, ma anche accompagnare le persone nel tempo, affinché possano ricostruire condizioni di sicurezza e autonomia.


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