
Giuseppe Prete, 66 anni: il compleanno di un uomo che ha fatto della pace una missione
Mario GarciaOggi, 18 settembre, Giuseppe Prete avrebbe compiuto 66 anni.
Ma oggi non vogliamo ricordare soltanto una data. Vogliamo ricordare una vita, una missione e soprattutto un uomo che ha scelto di mettere la propria esperienza, il proprio tempo e la propria energia al servizio di un ideale: la pace.
Giuseppe Prete è stato il Cancelliere Europeo della World Organization of Ambassadors, Ambasciatore di Pace e Cavaliere della Repubblica Italiana, insignito dell’onorificenza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La sua attività all’interno della WOA lo ha portato a lavorare per la costruzione di una rete internazionale fondata sul dialogo, sulla cooperazione tra popoli e sulla difesa della dignità umana.
Ma ridurre Giuseppe Prete ai suoi incarichi istituzionali sarebbe ingiusto.
Perché dietro il Cancelliere, dietro l'Ambasciatore e dietro l'uomo delle istituzioni c'era soprattutto una persona profondamente convinta che la pace dovesse essere costruita attraverso le relazioni umane.

Dall'Europa al mondo
Uno dei passaggi più importanti della sua attività fu la costruzione e il consolidamento della presenza europea della World Organization of Ambassadors.
Prete lavorò affinché la WOA potesse diventare una realtà capace di superare i confini nazionali, creando collegamenti tra culture, istituzioni e comunità differenti. La Cancelleria Europea venne sviluppata con riferimento ad Assisi e all'Aia, con l'obiettivo di dare alla missione degli Ambasciatori di Pace una dimensione sempre più internazionale.
Non era una scelta casuale.
Assisi, città simbolo del dialogo e della fraternità, rappresentava per Prete il luogo ideale da cui lanciare un messaggio destinato a superare qualsiasi confine.
Nel corso del primo Summit Internazionale di Pace della WOA in Europa, Prete ribadì la necessità di andare oltre i confini territoriali per incidere concretamente sui processi di pace nel mondo.
Era questa la sua idea di diplomazia: non una diplomazia chiusa nelle stanze delle istituzioni, ma una diplomazia capace di incontrare le persone.
La pace come azione concreta
Per Giuseppe Prete parlare di pace non significava semplicemente pronunciare parole.
Significava agire.
Nel suo percorso internazionale ha guardato al Mediterraneo, ai Balcani e al continente africano, visitando Paesi come Marocco, Tunisia, Uganda e Nigeria con l'obiettivo di costruire nuove relazioni e sinergie multiculturali. La sua attività lo ha portato anche in Argentina, sede internazionale della WOA, dove ha rappresentato e sostenuto il lavoro degli Ambasciatori europei.
Ma uno degli aspetti più significativi della sua visione fu l'attenzione rivolta ai più vulnerabili.
Tra le iniziative ricordate dalla stessa WOA figura anche il sostegno alla realizzazione di strutture scolastiche in Angola. L'obiettivo era permettere ai bambini di studiare in ambienti adeguati, trasformando quelle mura in un simbolo concreto di solidarietà e di attenzione verso l'infanzia.
È forse proprio qui che si comprende meglio chi fosse Giuseppe Prete.
Per lui la pace non poteva essere separata dalla dignità.
E la dignità passa anche attraverso una scuola, un luogo sicuro, un'opportunità, un futuro possibile per un bambino.
La diplomazia del dialogo
La sua visione era fortemente legata al dialogo tra culture e religioni.
Prete sosteneva che l'Europa dovesse essere un luogo di confronto e non di odio, e il suo percorso internazionale lo portò a sviluppare relazioni anche con realtà musulmane e ortodosse, nella convinzione che il dialogo fosse uno degli strumenti fondamentali per costruire comprensione tra i popoli.
Questa impostazione rimase centrale anche negli ultimi anni della sua attività.
Nel dicembre 2024, a Milano, Giuseppe Prete guidò il Summit della WOA dedicato alla collaborazione tra governi e organizzazioni internazionali nelle operazioni di pace. Un incontro che riunì rappresentanti diplomatici, organizzazioni internazionali e promotori della cooperazione tra i popoli.
Ancora una volta, il messaggio era lo stesso: la pace richiede impegno, dialogo, solidarietà e responsabilità.
Un'eredità che non finisce con la sua scomparsa
Giuseppe Prete ci ha lasciati, ma il suo lavoro non è terminato.
Perché alcune persone continuano a vivere nelle idee che hanno trasmesso, nelle persone che hanno formato e nelle strade che hanno aperto.
Per molti Ambasciatori di Pace, Prete non è stato soltanto il Cancelliere Europeo.
È stato un maestro.
Una guida.
Un uomo capace di ricordare, anche nei momenti più difficili, che la pace non è un'utopia da osservare da lontano, ma una responsabilità che ognuno deve assumersi.
Nel mio percorso personale, Giuseppe è stato il mio mentore e una delle persone che più hanno contribuito alla mia formazione come Ambasciatore di Pace. Da lui ho imparato che la diplomazia non consiste soltanto nel rappresentare un'organizzazione o un'istituzione, ma soprattutto nel creare ponti, ascoltare, tendere la mano e difendere chi ha meno voce.
Mi ha insegnato che lavorare per i bambini, per i più vulnerabili e per chi vive in condizioni di difficoltà significa scegliere da che parte stare: dalla parte dell'essere umano.
Oggi, nel giorno del suo 66° compleanno, non possiamo abbracciarlo, né ascoltare la sua voce.
Possiamo però continuare ciò che lui ha iniziato.
Possiamo portare avanti il suo messaggio.
Possiamo continuare a costruire ponti.
Possiamo continuare a parlare di pace quando sarebbe più facile parlare di guerra.
E soprattutto possiamo trasformare il suo insegnamento in azione.
Perché Giuseppe Prete non avrebbe voluto essere ricordato soltanto.
Avrebbe voluto che continuassimo a lavorare.
Buon compleanno, Giuseppe.
Ovunque tu sia, grazie per averci insegnato che la pace è possibile.
Il tuo cammino continua attraverso tutti noi.


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