
Mostra del Cinema di Venezia 2026, i film più attesi tra applausi e critiche
Dal 2 al 12 settembre il Lido ospita l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera. Il programma attraversa generi e cinematografie molto differenti, dalle grandi produzioni internazionali al cinema d’autore, passando per documentari e nuove esperienze immersive.
Ad aprire la Mostra è stato “Ink” di Danny Boyle, presentato in anteprima mondiale e in concorso. Il regista di Trainspotting e The Millionaire porta a Venezia un film scritto da James Graham e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. La storia racconta l’ascesa del quotidiano britannico The Sun sotto Rupert Murdoch e la trasformazione del giornalismo popolare inglese.
La critica ha accolto positivamente soprattutto l’energia del film e la prova di O’Connell. The Guardian ha descritto la pellicola come un frenetico viaggio nella nascita del tabloid moderno, sottolineando l’efficacia dell’interpretazione dell’attore britannico. Ink non racconta soltanto un giornale: attraverso la stampa scandalistica parla di potere, mercato e della capacità dei media di modificare il dibattito pubblico.
Tra i film che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è poi “Bunker” di Florian Zeller, soprattutto grazie alla presenza di Penélope Cruz e Javier Bardem. I due interpretano Sofia e Miguel, una coppia sposata da diciassette anni il cui rapporto entra in crisi quando Miguel, celebre architetto, riceve l’offerta di progettare un bunker per un miliardario della tecnologia.
Di tutt’altro tono è “The Spiral” di Paolo Strippoli, con Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Al centro c’è una famiglia benestante apparentemente perfetta, sconvolta da una tragedia e dall’arrivo di una misteriosa estranea. Il film utilizza elementi fantastici e inquietanti per parlare di vanità, culto dell’immagine e ambizioni dei genitori nei confronti dei figli.
Proprio Valeria Bruni Tedeschi è diventata una delle interpreti più apprezzate dalla critica durante il festival. The Guardian ha definito la sua interpretazione tra le più divertenti e riuscite della Mostra, lodando anche la capacità del regista di combinare satira, inquietudine e critica sociale.
Molto positiva è stata anche l’accoglienza per “The Basics of Philosophy” di Paul Schrader. Il protagonista, interpretato da Jack Huston, è un professore di filosofia costretto a confrontarsi con un episodio traumatico del proprio passato dopo la morte del padre. Il film affronta interrogativi sulla colpa, sulla responsabilità individuale e sulla possibilità di cambiare realmente. La critica britannica gli ha assegnato giudizi molto favorevoli, vedendovi un ritorno di Schrader alla forma dei suoi lavori migliori.
Più controverso è invece “Bucking Fastard” di Werner Herzog, con le sorelle Rooney e Kate Mara. Ispirato alla storia reale delle gemelle Freda e Greta Chaplin, il film racconta due sorelle eccentriche e inseparabili. Nonostante un'idea di partenza insolita e due protagoniste importanti, le prime recensioni sono state decisamente più fredde: la sceneggiatura è stata criticata per una storia considerata poco sviluppata e incapace di trasformare la sua eccentricità in un racconto davvero incisivo.
Tra i titoli italiani in concorso figura anche “Succederà questa notte” di Nanni Moretti, interpretato da Louis Garrel e Jasmine Trinca. La pellicola propone un melodramma sentimentale e conferma la forte presenza del cinema italiano all’interno di una selezione estremamente internazionale.
Ma Venezia 83 non è fatta soltanto di fiction. Uno dei titoli più discussi di questi giorni è “Musk”, il documentario di Alex Gibney dedicato a Elon Musk. Con una durata vicina alle quattro ore, il film ripercorre l’ascesa dell’imprenditore e analizza il rapporto tra tecnologia, ricchezza e potere politico. Le prime recensioni lo descrivono come un ritratto duro e inquietante, anche se non tutti i critici sono convinti della sua lunghezza e dell’impostazione scelta dal regista.
Anche la musica trova spazio al Lido con “Oasis: Don’t Look Back in Anger”, documentario di Dylan Southern e Will Lovelace dedicato alla reunion di Liam e Noel Gallagher e al tour degli Oasis del 2025. La critica ne ha sottolineato il carattere celebrativo e sentimentale, ma anche la forza delle sequenze dedicate alla musica e all’entusiasmo del pubblico.
A pochi giorni dalla premiazione finale, prevista per il 12 settembre, Venezia 83 restituisce quindi l’immagine di un cinema estremamente eterogeneo. Famiglia, politica, tecnologia, giornalismo, disuguaglianze e identità attraversano molti dei film presentati. E, come spesso accade al Lido, gli applausi del pubblico non sempre coincidono con il giudizio dei critici.
È forse proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Mostra: Venezia non serve soltanto a decretare vincitori e sconfitti, ma a mettere i film al centro della discussione. Prima ancora che arrivino nelle sale di tutto il mondo, qui cominciano il loro confronto con pubblico e critica.


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