
Franco Mastantuono: il nuovo crack del calcio italiano parla lucano
Nato il 14 agosto 2007 ad Azul, piccola cittadina della provincia di Buenos Aires, Mastantuono muove i primi passi nel calcio nel Club Atlético River Plate Azul, società allenata proprio da suo padre.
Dopo una breve parentesi al Cemento Armado FC, arriva il trasferimento al River Plate. È con i Millonarios che il giovane Franco si affaccia per la prima volta nel calcio dei grandi, debuttando a soli 16 anni, 5 mesi e 14 giorni nella sfida terminata in parità contro l’Argentinos Juniors.

La fiducia nei suoi mezzi cresce rapidamente e il tecnico Martín Demichelis decide di lanciarlo titolare in Copa Argentina contro l’Excursionistas.
Il risultato? 3-0 River e record storico per il classe 2007: a 16 anni, 5 mesi e 24 giorni, Mastantuono diventa il più giovane marcatore nella storia del club, superando persino il primato appartenuto a Javier Saviola.
Ma Ligabue direbbe che, il meglio deve ancora venire.
Nel Superclásico contro il Boca Juniors, infatti, il Monumental si innamora definitivamente di quel mancino capace di trasformare una punizione da distanza siderale in una pennellata destinata a finire in fondo alla rete.
E quello, per Mastantuono, è soltanto l’inizio della favola.

Le sue prestazioni non passano inosservate nemmeno agli occhi di Lionel Scaloni, che decide di convocarlo in Nazionale maggiore.
E quando Lionel Messi è assente, è proprio Mastantuono a ereditare la prestigiosa numero 10 albiceleste nella sfida contro l’Ecuador.

Il suo calcio è riconoscibile: ama partire dalla destra, accentrarsi sul mancino e lasciare spazio a quella creatività tagliente e imprevedibile che lo ha reso, giovanissimo, uno dei talenti più chiacchierati d’Argentina.
In patria, qualcuno ha già iniziato a scomodare paragoni importanti. D’altronde, i numeri raccontano una storia altrettanto interessante: con la maglia dei Millonarios colleziona 64 presenze, 10 gol e 7 assist.
Numeri sufficienti per attirare l’attenzione dei giganti d’Europa.

A bussare alla porta è il Real Madrid, pronto a investire pesantemente sul talento argentino. Florentino Pérez, la scorsa estate, ha messo sul piatto oltre 60 milioni di euro, sbaragliando la concorrenza di altri prestigiosi club, tra cui il Barcellona.

L’approccio con la camiseta blanca è incoraggiante, ma presto il peso della maglia inizia a farsi sentire. E a Madrid la concorrenza è spietata.
Mastantuono regala sprazzi di classe cristallina, ma la prima stagione con le Merengues si chiude con 35 presenze e 3 gol.
Numeri che non convincono pienamente né il Bernabéu né il nuovo tecnico José Mourinho, che gli consiglia di cercare maggiore continuità, per conquistarsi quella titolarità ancora sfuggente.
Ed è qui che entra in scena la Fiorentina.
Il club viola, particolarmente attivo sul mercato, fiuta l’occasione e porta Mastantuono in Italia con la formula del prestito secco.
Ma per Franco non è la prima volta che il destino lo avvicina al Belpaese.
Perché prima ancora di lui, dall’altra parte dell’oceano, era arrivato Pasquale Mastantuono, il suo bisnonno, originario proprio di Ripacandida, borgo arroccato ai piedi del Vulture.
In cerca di nuove opportunità e di una vita migliore, Pasquale emigrò in Argentina. Ma il legame tra la famiglia Mastantuono e quella piccola realtà lucana non si è mai spezzato.
A testimoniarlo è anche l’incontro tra il padre di Franco, Cristian, e il sindaco di Ripacandida, Michele Donato Chiarito, che ha contribuito a riannodare quel filo lungo migliaia di chilometri e diverse generazioni.
Ed è proprio grazie alle origini paterne riscoperte da Cristian che Franco ha ottenuto la cittadinanza italiana e il passaporto comunitario, un dettaglio tutt’altro che marginale nel suo percorso verso il calcio europeo.

Il baby prodigio è già stato ufficializzato dalla Fiorentina e l’accoglienza dei tifosi viola è stata a dir poco travolgente.
Bagno di folla prima delle visite mediche, capelli gelati in perfetto stile anni ’90, occhiale tamarro e sguardo seducente: le premesse per diventare rapidamente un idolo delle folle, almeno fuori dal campo, sembrano esserci proprio tutte.

Ora, però, arriva la parte più difficile.
Saprà reggere le aspettative?
Una cosa è certa: se la Serie A si prepara a coccolare il suo nuovo gioiello, una piccola parte del merito appartiene anche a un borgo lucano di appena 1.500 anime.
Perché dietro al talento di Franco Mastantuono c’è Ripacandida: un paese dalla storia millenaria, fatto di chiese antichissime, alberi secolari e quel silenzio quasi sospeso che avvolge il borgo ai piedi del Vulture.
Un viaggio lungo migliaia di chilometri che, in fondo, comincia anche da lì: da un piccolo angolo della nostra amata Basilicata.


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