
Michael: il nuovo film che divide il mondo
Melissa Anna DonvitoMancano solo tre giorni al debutto mondiale di "Michael", il biopic diretto da Antoine Fuqua che promette di ridefinire il genere. Dopo la trionfale anteprima a Berlino lo scorso 10 aprile, l'attesa è diventata febbrile, ma con essa sono esplose polemiche che dividono l'opinione pubblica tra chi grida al capolavoro e chi all'operazione di pulizia d'immagine.
La scommessa più grande di Fuqua è stata affidare il ruolo principale a Jaafar Jackson, nipote di Michael. Le prime recensioni sono unanimi: Jaafar non si limita a imitare lo zio, lo "incarna". Dalle movenze ultraterrene nelle scene che ricostruiscono l'era Thriller alla voce vulnerabile nei momenti privati, la sua performance è già proiettata verso la stagione dei premi. Al suo fianco, un monumentale Colman Domingo interpreta il patriarca Joe Jackson, restituendo un ritratto complesso: un uomo brutale, ma architetto del successo planetario dei suoi figli.
Il punto più caldo del dibattito riguarda la struttura della sceneggiatura firmata da John Logan. Il film, della durata di ben tre ore e mezza, si concentra sull'ascesa meteorica di Michael, fermandosi al 1984, l'anno del trionfo ai Grammy per Thriller.
Tuttavia, questa scelta ha sollevato critiche feroci. Molti osservatori si chiedono se sia possibile raccontare Michael Jackson omettendo le ombre che hanno segnato la seconda metà della sua vita. È un omaggio necessario alla sua genialità artistica o un "greenwashing" della sua biografia approvato dalla famiglia?
"Michael" arriva in un momento storico particolare. In un'epoca dominata dalla cancel culture, il film funge da test definitivo: il pubblico è pronto a separare l'opera dall'artista? I dati dicono di sì. Il trailer ha polverizzato ogni record precedente - superando persino il film concerto di Taylor Swift- segno che la fame di "magia jacksoniana" è più viva che mai.
Visivamente, il film è uno spettacolo senza precedenti. Con un budget record e l'uso di tecnologie immersive, Fuqua trasforma i momenti iconici — come il primo Moonwalk al Motown 25 — in esperienze che promettono di far tremare i cinema IMAX.
Il verdetto: "Michael" non sarà solo un film, ma un evento sociale. Sarà l'occasione per i Millennials di rivivere un'epoca d'oro e per la Gen Z di scoprire perché, nonostante tutto, il trono del Re del Pop rimane ancora oggi senza un erede.


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