CAOS ITALIA: tra dimissioni e fallimenti il futuro azzurro appare incerto

Dopo la scottante debacle bosniaca, la Federazione Italiana Giuoco Calcio cambia volto. Il presidente federale Gabriele Gravina rassegna le dimissioni, aprendo ufficialmente una fase ricca di novità per il calcio italiano. Una decisione maturata nelle ore successive alla sconfitta di Zenica e sollecitata anche dal ministro dello sport Andrea Abodi. Le discusse dichiarazioni del postpartita, non sono state digerite dal mondo sportivo italiano e hanno accelerato un epilogo ormai inevitabile.
Sport06 de abril de 2026Gianvito ClementeGianvito Clemente

L’epocale fallimento di Zenica sancisce così la fine dell’era Gravina, iniziata nel lontano 2018. Il punto più alto della sua esperienza resta la vittoria dell’Europeo a Wembley, subito offuscata dal disastro contro la Macedonia del Nord l’anno successivo. Una parabola discendente estrema: dal tetto d’Europa alla duplice caduta Mondiale. Ora è già partito il toto-nomi: chi risolleverà il calcio italiano dal baratro?

Le ipotesi sono molte, tuttavia sarà necessario attendere l’assemblea straordinaria del 22 giugno, quando verrà designato il nuovo leader federale. L’auspicio è che sia davvero la svolta. L’Italia ha bisogno di certezze, di una guida forte, di una direzione chiara per non essere risucchiata in un vortice senza uscita.

A cascata è arrivato anche l’addio di Gianluigi Buffon, che lascia l’incarico di capo delegazione. Con un messaggio sui social, lo storico capitano ha espresso tutta la sua amarezza per il mancato obiettivo. Simbolo di appartenenza e identità, Buffon ha visto infrangersi il sogno mondiale due volte: in campo contro la Svezia nel 2017, e in vesti dirigenziali nel 2026 contro la Bosnia. Un doppio colpo duro da digerire.

L’ultimo ad abbandonare la nave è Gennaro Gattuso. Individuato come successore di Luciano Spalletti per le sue doti carismatiche, è passato in pochi mesi da condottiero a imputato. Conclude la sua esperienza da CT nel peggiore dei modi, travolto dalla gogna mediatica. Probabilmente il meno colpevole tra i colpevoli, ma quando il fallimento è così rumoroso diventa impossibile restare indenni.

Tra le prime indiscrezioni, emerge il nome di Silvio Baldini come possibile successore ad interim. L’attuale tecnico dell’Under 21 gode di grande cultura calcistica e di una componente umana riconosciuta. Una provocazione prende forma: sarebbe davvero così clamoroso affidargli la panchina per ripartire con un progetto diverso?

L’estate si preannuncia rovente. Smaltita la delusione, è necessario analizzare lucidamente la situazione. In questo vortice di idee e opinioni sulla crisi del calcio italiano, una cosa appare chiara: il problema è sistemico. Le proposte per risollevare il calcio italiano spaziano dall’investimento sui settori giovanili all’incremento del numero di calciatori italiani in Serie A.

I vivai devono tornare a essere il punto di partenza. Servono formatori, educatori, figure capaci di accompagnare la crescita umana prima ancora di quella tecnica. Nei modelli esteri il risultato della singola partita conta poco: ciò che importa è la formazione del ragazzo. In Italia, invece, l’ossessione per la vittoria rende il calcio giovanile tossico sin dalle sue radici.

Anche il dato sugli stranieri in Serie A è emblematico: il 67,5%. Un campionato sempre meno italiano, che fatica a valorizzare i propri talenti. Le nazionali giovanili producono prospetti interessanti, ma molti si perdono nel passaggio al professionismo. Pressione, aspettative e scarsa fiducia li trasformano da “baby fenomeni” ad autentici “desaparesidos”.

Nel frattempo il prodotto Serie A perde appeal. Il calcio italiano, un tempo spettacolare e innovativo, appare oggi lento, prevedibile, eccessivamente tattico. Pochi gol, ritmi bassi, poca fantasia. Il pubblico più giovane guarda altrove, attratto da campionati più dinamici e coinvolgenti. Il rischio è quello di un progressivo disinnamoramento.

Passione, tecnica, estro: elementi che sembrano soffocati dal risultatismo. Il calcio italiano deve ritrovare coraggio, intensità e creatività. La rifondazione deve partire dall’alto, con una visione olistica e condivisa tra politica, federazione e club. Non sono più ammessi alibi, servono soluzioni concrete.

Dialogo e azione: solo così la crisi potrà trasformarsi in opportunità. Il calcio italiano non può permettersi un declino irreversibile.

Numquam deosum: non arrendersi mai, è nel nostro DNA. È fondamentale guardare oltre la siepe, per poter immaginare qualcosa di nuovo. Di diverso. Di migliore.

Salvate la maglia azzurra.

Salvate il calcio italiano.

Adesso.

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