“La pace non è un’opzione: è una responsabilità globale” – Intervista a Mario Ezequiel García, Ambasciatore di Pace

Tra tensioni internazionali, crisi in Medio Oriente e il ruolo del Vaticano, l’Ambasciatore di Pace analizza il presente e lancia un messaggio chiaro: “Serve coraggio per costruire dialogo, non per alimentare conflitti”.
Politica19 de marzo de 2026 Guiseppe Donofrio

In un momento storico segnato da forti tensioni geopolitiche e nuovi scenari di instabilità internazionale, abbiamo intervistato a Mario Ezequiel García, Ambasciatore di Pace, per comprendere quale sia oggi il ruolo della diplomazia, dell’Italia e del Vaticano nella costruzione di un equilibrio globale.


D: Ambasciatore García, il mondo sta attraversando una fase di forte instabilità. Dobbiamo preoccuparci?

R:
Viviamo senza dubbio una fase delicata. Le tensioni in Medio Oriente, le crisi energetiche e i nuovi equilibri geopolitici stanno ridisegnando il mondo. Tuttavia, più che preoccuparci, dobbiamo essere consapevoli. La storia ci insegna che ogni momento di crisi è anche un’opportunità per ripensare i modelli di cooperazione internazionale.


D: Che ruolo può avere oggi l’Italia in questo scenario?

R:
L’Italia ha una posizione strategica unica. È un ponte naturale tra Europa, Mediterraneo e Medio Oriente. Questo le consente di essere un attore fondamentale nei processi di dialogo. La diplomazia italiana, se ben orientata, può contribuire concretamente alla stabilità regionale.


D: E il Vaticano? Qual è il suo peso reale oggi?

R:
Il Vaticano ha un ruolo che va oltre la politica. È una guida morale globale. Il Papa continua a lanciare messaggi forti sulla pace, sulla dignità umana e sulla necessità di costruire ponti. In un mondo dove spesso prevalgono interessi economici, questa voce è più importante che mai.


D: Si parla sempre più spesso di una possibile escalation globale. È un rischio reale?

R:
Il rischio esiste, ma non è inevitabile. Dipende dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi. Le guerre non nascono per caso: sono il risultato di decisioni politiche, economiche e strategiche. Per questo è fondamentale lavorare sulla prevenzione e sul dialogo.


D: Qual è, secondo lei, il vero significato di “pace” oggi?

R:
La pace non è semplicemente assenza di guerra. È giustizia, equilibrio, accesso alle opportunità e rispetto tra i popoli. Senza questi elementi, qualsiasi tregua è solo temporanea.


D: Come Ambasciatore di Pace, quale messaggio sente di lanciare oggi?

R:
Il mio messaggio è semplice: la pace è una responsabilità collettiva. Non possiamo delegarla solo ai governi. Ognuno di noi, nel proprio ruolo, può contribuire a costruire dialogo, comprensione e cooperazione.


D: Guardando al futuro, è ottimista o preoccupato?

R:
Sono realista, ma anche fiducioso. Credo nelle persone, nei giovani e nella capacità di costruire un mondo diverso. Ma questo richiede impegno, visione e soprattutto coraggio.


Chiusura editoriale:

In un’epoca in cui il rumore dei conflitti sembra sovrastare ogni tentativo di dialogo, le parole dell’Ambasciatore García riportano al centro un concetto spesso dimenticato: la pace non è debolezza, ma una scelta consapevole e strategica.

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