Ultimatum di Trump all'Iran, i cieli italiani restano a secco

Lo stretto di Hormuz blindato mette in ginocchio il trasporto aereo. Brindisi, Linate e Bologna tra gli scali in emergenza cherosene.
Politica07 de abril de 2026Melissa Anna DonvitoMelissa Anna Donvito

Il ticchettio dell'orologio di Donald Trump risuona come un tamburo di guerra globale. Scade oggi l'ultimo ultimatum lanciato via social dal Presidente degli Stati Uniti: 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz e accettare la tregua, o l'Iran affronterà «l'inferno». Ma mentre la diplomazia internazionale trattiene il respiro, l'Italia inizia già a pagarne il conto alla pompa e, soprattutto, sulle piste di decollo.

La crisi del cherosene non è più uno scenario ipotetico, ma una realtà che sta paralizzando i cieli nazionali. Il blocco strategico dello Stretto di Hormuz ha interrotto i flussi vitali di jet fuel verso l'Europa. La situazione più critica si registra negli scali di Brindisi, Venezia e Treviso, dove i bollettini aeronautici (NOTAM) avvertono le compagnie aeree della scarsità di scorte.

Anche Milano Linate e Bologna sono entrati in una gestione controllata del carburante. Molte compagnie, tra cui Ryanair e le principali low-cost, sono costrette al tankering: rifornire i velivoli al massimo della capacità negli scali esteri per evitare di restare a terra una volta atterrati in Italia.

Dalla Casa Bianca, il tono non è mai stato così acceso. Trump ha definito il piano di pace in 10 punti proposto da Teheran come «inaccettabile» e «insufficiente».

La minaccia di colpire le infrastrutture energetiche iraniane ha fatto schizzare il prezzo del petrolio, con ripercussioni immediate sui mercati azionari e sui costi dei biglietti aerei, già in aumento del 15% nelle ultime ventiquattr'ore.

Mentre a Teheran si formano catene umane attorno ai siti sensibili, in Italia il governo monitora la situazione degli stoccaggi. Se lo stallo dovesse proseguire oltre la settimana, il rischio è una drastica riduzione dei voli civili per dare priorità ai trasporti sanitari e militari.

Il mondo attende la mezzanotte: tra la pace e il conflitto c’è di mezzo lo stretto corridoio d'acqua di Hormuz, da cui passa il destino energetico del pianeta.

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