Messico dominante, Sudafrica autolesionista: all'Azteca non c'è partita

Il Messico, una delle tre nazioni ospitanti, inaugura il proprio Mondiale con un comodo 2-0 ai danni di un Sudafrica spento, fragile e tutt'altro che irresistibile.
Sport12 de junio de 2026Gianvito ClementeGianvito Clemente

Difese ballerine, contrasti ruvidi, interventi miracolosi, pioggia di cartellini e una buona dose di caos: la gara d'esordio è stata puro calcio di strada.

Lo Stadio Azteca, tempio sacro del pallone e custode delle magie di Pelé e Maradona, ospita la sua ventesima partita di un Campionato del Mondo, a sessant’anni dalla sua inaugurazione nell'amichevole tra Torino e Club América. La casa del calcio mondiale trasuda storia e passione, e gli oltre 80 mila tifosi accorsi nella capitale hanno avuto ben due occasioni per far tremare gli spalti.

L'avvio è interamente dei padroni di casa. Il pressing ultra-offensivo degli uomini di Aguirre si rivela immediatamente efficace. Il marchio di fabbrica del tecnico messicano manda infatti in tilt l’incerta costruzione dal basso sudafricana. Al 9', Quiñones, attaccante dell'Al Qadsiah, sradica il pallone dai piedi della difesa africana e deposita in rete con disarmante semplicità.

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La volontà del Sudafrica di uscire palla al piede si trasforma presto in una sorta di autodistruzione assistita. Ogni tentativo di costruzione genera nuovi pericoli per il Messico. A evitare che il punteggio assuma subito proporzioni imbarazzanti è Williams, ex Tottenham, autentico protagonista del primo tempo. L’estremo difensore sudafricano sfodera una serie di interventi decisivi e tiene a galla i suoi praticamente da solo. Un autentico one man show.

Il Messico conferma così una caratteristica ormai nota: squadra aggressiva, intensa e spettacolare, ma con un rapporto complicato con la porta avversaria. Il dato del 22% di finalizzazione nelle qualificazioni Mondiali, fotografa perfettamente il problema: si crea tantissimo, si concretizza troppo poco.

I messicani continuano a mettere sotto pressione la retroguardia ospite, senza però trovare il colpo del definitivo ko. Si va così all'intervallo sull'1-0, e i tifosi sono tutt’altro che appagati.

La ripresa segue lo stesso identico copione. In campo sembra esserci una sola squadra, quella di Aguirre. Fresco vincitore della Gold Cup 2025, il Messico attacca a pieno organico e costringe il Sudafrica a una continua resistenza passiva. Le accelerazioni e gli inserimenti dei centroamericani diventano impossibili da contenere.

Come se non bastasse, Sinthole decide di complicare ulteriormente la vita ai suoi. Il centrocampista africano travolge Gutiérrez e si guadagna un'espulsione che mette il sigillo su una prestazione da film horror. Hugo Broos, allenatore belga giramondo e vincitore della Coppa d'Africa con il Camerun, prova a correre ai ripari sacrificando l'impalpabile Foster per mantenere un minimo di equilibrio. Ma la partita, ormai, ha già preso una direzione ben precisa.

Al 67' arriva il meritato raddoppio. Jiménez sfugge alla marcatura e incorna in rete un delizioso cross di Alvarado. Per il centravanti messicano è il 47° gol con la maglia della nazionale. L'Azteca esplode in un boato assordante e l'impressione è che il Sudafrica stia semplicemente aspettando il fischio finale.

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Sull'onda dell'entusiasmo, Aguirre concede spazio anche al giovanissimo Mora, trequartista diciassettenne che tocca il pallone con la naturalezza di un veterano.

Il cronometro scorre e la serata sudafricana precipita definitivamente nel grottesco. Il neoentrato Zwane rifila una sbracciata da incontro di pugilato ad Alvarado e viene espulso dopo revisione VAR. Il Sudafrica chiude addirittura in nove uomini.

Gli ultimi minuti sono una lunga trincea davanti alla propria area. Eppure il Messico riesce nell'impresa quasi titanica di complicarsi la vita anche in una situazione di doppia superiorità numerica. Montes stende Mudau al limite dell'area e l'arbitro valuta l'intervento come chiara occasione da gol, estraendo il rosso diretto. Decisione discutibile, ma sostanzialmente irrilevante ai fini del risultato.

Il Messico supera senza problemi l'esame d'esordio, ma sarà atteso da test ben più impegnativi. Aguirre dovrà necessariamente risolvere il problema del cinismo offensivo se vuole coltivare ambizioni importanti.

Per il Sudafrica, invece, il lavoro da fare è decisamente più ampio. Servirà rivedere diversi meccanismi e recuperare un minimo di solidità per sperare di raccogliere qualche punto nel girone. Considerate le assenze che si prospettano per il prossimo incontro, Hugo Broos potrebbe lanciare fin dall'inizio la stella più brillante della squadra, il numero dieci, Mofokeng. Chissà che qualche sua giocata barocca non riesca ad accendere la luce in una nazionale che, almeno per ora, sembra non essere ancora decollata.

Tra espulsioni, errori tragicomici e ottantamila tifosi in estasi, il Mondiale ha già iniziato a distribuire emozioni senza parsimonia. E pensare che questa era soltanto la prima partita di un mese ricco e denso di calcio: restate sintonizzati, il meglio (o il peggio) deve ancora arrivare.

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