
“La nuova schiavitù”: traffico di esseri umani tra India e Italia, maxi inchiesta della DDA di Potenza
Mario GarciaUna rete criminale strutturata, con collegamenti internazionali tra India e Italia, accusata di gestire un sistema di sfruttamento lavorativo e tratta di esseri umani. È questo il quadro emerso dalla maxi operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, che nelle prime ore della mattinata ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari tra Basilicata, Campania, Lombardia ed Emilia-Romagna.
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Potenza insieme al Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, ha coinvolto cittadini italiani e indiani accusati, a vario titolo, di:
- associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone
- intermediazione illecita di manodopera
- sfruttamento del lavoro
- violazioni aggravate dalla transnazionalità del fenomeno.
Le misure cautelari
Secondo quanto disposto dal Gip del Tribunale di Potenza:
- 2 persone sono finite in carcere
- 5 agli arresti domiciliari
- 5 sottoposte a obbligo o divieto di dimora.
Le operazioni sono state eseguite nelle province di:
📍 Potenza
📍 Matera
📍 Salerno
📍 Piacenza
📍 Lecco.



L’indagine partita da un controllo in un’azienda agricola
L’inchiesta nasce da un’ispezione effettuata nell’agosto 2023 presso un’azienda agricola di Grumento Nova, dove i Carabinieri avrebbero riscontrato la presenza di lavoratori stranieri impiegati in condizioni di grave sfruttamento.
Da quel controllo, gli investigatori hanno sviluppato una complessa attività investigativa che ha portato alla scoperta di una presunta organizzazione criminale con ramificazioni internazionali.
Il sistema dei “decreti flussi” usato in modo illecito
Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe utilizzato in maniera fraudolenta il sistema dei cosiddetti “decreti flussi”, gestendo l’ingresso in Italia di lavoratori provenienti dall’India.
I migranti, spesso giovani e in condizioni economiche difficili, sarebbero stati costretti a pagare somme comprese tra:
💰 8.500 e 13.000 euro
per ottenere il visto e raggiungere l’Italia.
Una volta arrivati nel territorio nazionale, i lavoratori venivano impiegati come braccianti agricoli in condizioni definite dagli inquirenti:
- degradanti
- estenuanti
- economicamente oppressive.
Turni massacranti e minacce
Le indagini avrebbero documentato:
⚠️ turni di lavoro superiori alle 10-12 ore al giorno
⚠️ paghe non conformi ai contratti nazionali
⚠️ alloggi fatiscenti
⚠️ continue minacce sul rilascio del permesso di soggiorno.
Secondo gli investigatori, il forte indebitamento contratto dalle famiglie dei lavoratori avrebbe rappresentato uno strumento di pressione psicologica e controllo.
Il fenomeno della nuova schiavitù
L’operazione riporta al centro il tema dello sfruttamento lavorativo e della tratta di esseri umani, fenomeni che continuano a rappresentare una grave emergenza sociale e criminale in Italia e in Europa.
Gli inquirenti parlano di una vera e propria “nuova schiavitù”, alimentata dalla vulnerabilità economica dei migranti e da sistemi criminali capaci di sfruttare le procedure migratorie per generare enormi profitti.
L’indagine prosegue ora per chiarire ulteriori responsabilità e verificare eventuali collegamenti con altre realtà produttive.


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