16 maggio 1976: 50 anni fa l’ultimo Scudetto a tinte granata

Per il popolo granata, il 16 maggio 1976 non è una data qualunque.
È uno dei giorni più importanti della storia del Torino. Una domenica di primavera che riportò il club sul tetto d’Italia, 27 anni dopo la tragedia di Superga, consegnando alla memoria collettiva un altro Grande Torino.
Sport16 de mayo de 2026Gianvito ClementeGianvito Clemente

Cinquant’anni dopo, il mondo granata vive invece uno dei momenti più complicati della propria storia recente: senza ambizioni concrete, lontano dai vertici e con una frattura insanabile tra tifoseria e società. Lo stadio Comunale che un tempo ribolliva di entusiasmo ha lasciato spazio ad atmosfere ben più cupe, segnate più dalla nostalgia che dalla speranza.

Ed è proprio per questo che ricordare quella squadra diventa importante. Perché il Torino del 1976 non fu soltanto una squadra vincente: fu un gruppo capace di riportare entusiasmo, orgoglio e identità ad un’intera città.

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Ma come nacque quell’impresa?

Qualche mese prima, il presidente Orfeo Pianelli prese una decisione che allora sembrò abbastanza avventata: affidare la panchina granata ad un tecnico giovane e con poca esperienza nel calcio italiano, ma con idee innovative e moderne. Il suo nome era Luigi Radice.

L’allenatore originario di Cesano Maderno, costruì in poco tempo una squadra ambiziosa, organizzata e spettacolare. Il suo calcio era dinamico, aggressivo e orientato alla ricerca continua del gol, profondamente influenzato dal calcio totale olandese e dalle idee di Johan Cruijff. In un’Italia calcistica ancora molto legata al tatticismo tradizionale, il suo Torino rappresentava una splendida orchidea in un campo di margherite.

I risultati non arrivarono subito, ma col tempo quel progetto iniziò a prendere forma. E il finale di stagione fu memorabile: Scudetto conquistato all’ultima giornata, ai danni proprio della Juventus, e con il Comunale trasformato in una bolgia granata.

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Quel Torino partiva sfavorito. Oggi verrebbe definito un autentico underdog: una squadra che, settimana dopo settimana, soprattutto in casa, riuscì a superare ogni limite grazie ad entusiasmo, intensità e spirito di gruppo.

L’ultima sfida, contro il Cesena, era decisiva. Il Toro doveva vincere e sperare in un passo falso della Vecchia Signora sul campo del Perugia.

La partita, però, si complicò subito. I granata non andarono oltre l’1-1: al gol del solito Paolino Pulici rispose una sfortunata autorete di Mazzini. A quel punto, il titolo sembrava sfumato.

Poi arrivarono le notizie da Perugia.

La Juventus rimase impantanata, e venne battuta per 1-0. Col passare dei minuti, quello che sembrava un finale amaro si trasformò in una festa inattesa. La sconfitta bianconera consegnò il campionato al Torino.

Dopo 27 anni, Torino tornava a tingersi di granata.
Per la settima, e ancora oggi ultima, volta nella sua storia, il Toro si era laureato campione d’Italia.

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L’anno successivo sarebbe stata proprio la Juventus a riprendersi lo Scudetto, aprendo un ciclo destinato a segnare il calcio italiano. Ma nulla avrebbe cancellato ciò che quella squadra riuscì a costruire nel 1976.

Quel Torino seppe vincere andando oltre i pronostici, grazie ad un gruppo compatto e ad una forte identità. Ed è forse anche per questo che, ancora oggi, quella squadra continua ad essere ricordata con grande affetto dai tifosi granata.

A distanza di 50 anni, molti recitano ancora a memoria la formazione di quel 16 maggio, come una filastrocca popolare:

Castellini, Santin, Salvadori, Patrizio Sala, Mazzini, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici.

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I nomi più celebri erano quelli dei “Gemelli del Gol”, Paolino Pulici e Ciccio Graziani, autori complessivamente di 36 reti stagionali in quella stagione.

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Ma quel Torino era pieno di protagonisti decisivi: dalla sicurezza di Castellini tra i pali, fino alla qualità e alla leadership del capitano Claudio Sala, soprannominato il “Poeta del Gol”, per la sua qualità cristallina col pallone tra i piedi.

Fu lui ad alzare al cielo l’ultimo storico Scudetto granata.
Un’immagine che, mezzo secolo dopo, continua a rappresentare uno dei ricordi più indelebili della storia del Torino.

16 Maggio 1976: il giorno in cui il Torino fece pace col suo destino.

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