
Una giuria di Los Angeles stabilisce: gli algoritmi sono progettati per creare dipendenza nei minori.
Melissa Anna DonvitoLOS ANGELES – Non è più solo un dibattito etico, ora è una verità sancita da un tribunale: i social media sono stati progettati per creare dipendenza nei minori. Con una sentenza storica destinata a fare giurisprudenza in tutto il mondo, una giuria di Los Angeles ha condannato i giganti tecnologici Meta (proprietaria di Instagram) e Google (proprietaria di YouTube), riconoscendoli colpevoli di aver deliberatamente ignorato i rischi per la salute mentale dei giovani utenti pur di massimizzare il tempo trascorso sulle piattaforme.
Il caso, che ha visto come protagonista una giovane di 20 anni, ha portato alla luce prove schiaccianti su come meccanismi apparentemente innocui, come lo "scorrimento infinito" (infinite scroll) o il sistema di notifiche incessanti, siano studiati per manipolare la biochimica del cervello, in particolare i livelli di dopamina. La corte ha stabilito che queste aziende non hanno agito con la dovuta diligenza nel proteggere i propri utenti più vulnerabili, anteponendo il profitto alla sicurezza.
"Questa non è una vittoria personale, è una vittoria per una generazione," ha dichiarato l'avvocato della accusa all'uscita dal tribunale. Gli analisti già paragonano questa sentenza alle storiche battaglie legali contro le multinazionali del tabacco degli anni '90. Proprio come allora si scoprì che le sigarette erano progettate per indurre dipendenza, oggi si accerta che le piattaforme digitali utilizzano tecniche psicologiche raffinate per "agganciare" gli utenti.
Le conseguenze potrebbero essere sismiche. Oltre ai risarcimenti miliardari previsti, questa sentenza aprirà la strada a migliaia di cause simili in tutto il mondo, inclusa l'Europa, dove le normative sulla protezione dei minori online sono già severe. La Silicon Valley è avvisata: l'era del "Far West" digitale, dove tutto era permesso in nome dell'innovazione e della crescita, sta per tramontare. La priorità ora deve essere la tutela della salute mentale, non il conteggio dei "like".


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