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title: "\"FRANKEINSTEIN\": Il ritorno del cinema gotico."
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description: "“E d'improvviso mi venne chiaro. L'uomo non odiava il lupo. Il lupo non odiava la pecora. Eppure la violenza sembrava necessaria. Capii che al mondo vieni cacciato e ucciso, solo perché sei quel che sei.”"
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date_published: "2026-03-14T12:27:00+01:00"
date_modified: "2026-03-14T13:01:13+01:00"
category_name: "Arti e spettacolo"
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# "FRANKEINSTEIN": Il ritorno del cinema gotico.

![Frankeistein- recensione_20260314_7382512079028684295](/download/multimedia.normal.b95c00c37b431a6d.bm9ybWFsLndlYnA%3D.webp)

Il film presentato a **Venezia 82** e proiettato in anteprima in alcune sale cinematografiche dal 22 ottobre 2025, è stato reso disponibile anche su varie piattaforme streaming, come **Netflix** a partire dal 7 novembre, riscontrando subito un grande successo.

La pellicola prende ispirazione dall’omonimo romanzo del 1818 di **Mary Shelley**, raccontando la storia del “mostro” e di chi l’ha creato, attraverso entrambi i punti di vista. L’adattamento cinematografico tratta l’horror e il macabro della scena in una versione gotica poetica che, attraverso la curiosità e l’empatia, porta il pubblico a riflettere sul senso di umanità.

**Dal genio alla follia.**

Il film è ambientato nell’inverno dell’800, durante la guerra di Crimea e si apre offrendoci subito il punto di vista dell’ingegnoso inventore Victor Frankenstein (**Oscar Isaac**) che, in seguito alla perdita dei genitori in giovane età, comincia a sviluppare il desiderio di dominare la morte, attraverso la scienza e la conoscenza da cui è stato sempre attratto. Sfruttando l’energia del sistema nervoso e mettendo insieme pezzi di diversi cadaveri, lasciati intatti dalla guerra e ghigliottine, lo scienziato-chirurgo riesce, infatti, a rianimare la morte, dando vita alla famigerata Creatura, interpretata dalla star di “*Saltburn*”, **Jacob Elordi**, che attraverso la profondità dello sguardo e la morbidezza dei movimenti, è riuscito a donare ad essa un aspetto ingenuo e infantile, rendendola un corpo che impara a vivere da solo, ricercando l’amore di un padre e affrontando la crudeltà umana.

**Arte e costumi, riferimenti all’osservatore** **e la cura nei dettagli.**

Da sempre rinchiusa in cattività ed abbandonata a se stessa, l’unico spiraglio di umanità che le viene concesso, viene dalla dolce Elizabeth, futura sposa del fratello minore di Victor e interpretata dalla bellissima **Mia Goth,**che sfoggia sullo schermo lunghi abiti dai colori sgargianti e caratterizzati da particolari motivi realizzati in seguito all’osservazione di globuli rossi e radiografie, da parte della costumista Kate Hawley, dando un forte impatto comunicativo sulla scena visiva.

![Frankeistein- recensione_20260314_1677122428989742494](/download/multimedia.normal.b7a5ac3822e93806.bm9ybWFsLndlYnA%3D.webp)

I costumi, tuttavia, non sono i soli particolari ad attirare l’occhio dello spettatore, compaiono infatti sullo sfondo delle riprese, alcuni riferimenti pittorici, come “*Hamlet and Yorick’s skull*” di F. Wentworth (1867), “*The incredulity of Saint Thomas*” di Gerard Van Honthorst (1620) e “*Vanitas*” di Simon Renard de Sant’Andre (1600); dimostrando la grande cura nei dettagli da parte dei produttori e sceneggiatori.

**Frankenstein come simbolo, un messaggio alla società.**

La versione offerta da del Toro, ci presenta la creatura del Frankenstein come un’allegoria della diversità, dimostrando come l’odio sia spesso basato su ciò che gli altri credono tu sia e di come l’anima non sia un concetto prettamente umano e che spesso risiede in chi la nutre.

Il finale del film riflette proprio sulla riscoperta dei valori umani e sul rapporto padre-figlio, lasciando lo spettatore con dei messaggi introspettivi e con la speranza di continuare ad andare avanti, continuare a vivere da uomo, anche se la società ti vede come un mostro.

> *“Così il cuore si spezzerà, ma spezzato, continuerà a vivere.”*

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