Una strategia conto i cyberattacchi e difesa comune, al via CyberSec

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "si sta definendo sempre di più il consolidamento di un perimetro di sicurezza cibernetico"
Digital & Tecno05 de marzo de 2026Mario GarciaMario Garcia

La cybersicurezza come sicurezza nazionale. Sulla base di questo concetto ha preso il via a Roma la due giorni di Cybersec, la Conferenza promossa dal giornale Cybersecurity Italia, quest'anno organizzata in collaborazione con la Polizia di Stato.

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Al centro due temi: cercare di definire una strategia per combattere cybercrime e cyberattacchi anche alla luce degli ultimi conflitti e come realizzare una difesa comune.

Nel 2025, infatti, gli incidenti cyber sono aumentati del 36% rispetto al 2024, come ha osservato il sottosegretario all'Innovazione, Alessio Butti. Un dato in continua crescita con l'Italia che "risulta essere uno degli oggetti dell'attenzione della criminalità cyber". Ed è per questo che si punta a investire in "conoscenza, infrastrutture digitali, nella migrazione verso ambienti cloud" soprattutto per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione.

A questo proposito il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha fatto sapere che tramite l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale "si sta definendo sempre di più il consolidamento di un perimetro di sicurezza cibernetico".

Questo per contrastare minacce informatiche che vanno a incidere sulla sicurezza di tutti, dalle istituzioni alle infrastrutture critiche e, in definitiva, "sulla qualità della nostra democrazia", è il monito del direttore della Scuola superiore di Polizia, Mario Viola, secondo cui a queste sfide è necessario rispondere con una visione condivisa e competenze solide.

Il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha acceso un faro sulle relazioni con gli altri Stati. "È inutile negare che gli attacchi informatici che subiamo da Paesi come Cina e Russia colpiscono direttamente le infrastrutture critiche del nostro Paese", ha ricordato. E quindi i rapporti "vanno tarati anche in base al loro approccio nei confronti della nostra sicurezza nazionale".

Quanto ai conflitti nel mondo, l'analisi del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, è che i teatri di guerra siano "da sempre un bacino di sperimentazione sfrenata delle nuove tecnologie". Lì verrebbero reclutate le reti criminali, proprio quando le "capacità di regolamentazione vengono abbandonate".

Per il momento però, guardando all'ultimo conflitto. in ordine di tempo, scoppiato lo scorso sabato in Medio Oriente dopo l'attacco in Iran, non ci sono segnali per l'Italia di "un pericolo grave e imminente" dal punto di vista cibernetico. Una rassicurazione arrivata direttamente dal direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Bruno Frattasi, che, allo stesso tempo, ha messo in guardia su uno scenario instabile: "sono dati che possono cambiare anche nel giro di poche ore o di pochi giorni".

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