
SEMIFINALI CHAMPIONS: ARSENAL E PSG VOLANO A BUDAPEST
Gianvito ClementeLa sfida che assegnerà la coppa promette spettacolo puro ed è già una delle finali più affascinanti degli ultimi anni.
Da una parte l’Arsenal di Mikel Arteta, ancora a caccia della prima Champions della sua storia.
Dall’altra il PSG di Luis Enrique, campione d’Europa in carica e deciso a confermarsi sul tetto del continente.
Due percorsi diversi, due identità fortissime, un solo destino: Budapest.
Arsenal, missione compiuta: Saka trascina i Gunners

L’Arsenal supera l’Atlético Madrid al termine di una doppia sfida durissima e ricca di tensione. Al Metropolitano l’andata si chiude sull’1-1, tra equilibrio, intensità e le proteste finali dei Gunners per un rigore non concesso.

Gli uomini di Arteta partono con feroce aggressività e trovano il gol proprio allo scadere del primo tempo: Trossard sfonda in area e calcia con potenza, Oblak compie un miracolo ma non può nulla sul tap-in vincente di Bukayo Saka. È l’1-0 che fa esplodere il Nord di Londra.

E il calcio, ancora una volta, regala una storia da raccontare: Saka, cresciuto con la maglia dell’Arsenal cucita addosso, riporta i Gunners in finale di Champions vent’anni dopo l’ultima volta. Dopo una stagione complicata e segnata dagli infortuni, il talento inglese si è preso la squadra sulle spalle e ora sogna di alzare la prima Coppa dalle grandi orecchie della storia del club.

L’Atlético prova fino all’ultimo a riaprire la partita, ma sbatte contro il muro difensivo a tinte Gunners. Il possesso palla cervellotico e la compattezza dei londinesi spengono lentamente le speranze spagnole.
Al triplice fischio dell’arbitro Siebert esplode la festa dell’Emirates: l’Arsenal resta imbattuto nella competizione e continua a inseguire il sogno più grande.

Ora l’ultimo ostacolo si chiama PSG.
PSG, talento e carattere: Bayern eliminato

La squadra di Luis Enrique centra la seconda finale consecutiva dopo aver eliminato il Bayern Monaco in una semifinale ad altissima intensità.
All’Allianz Arena bastano pochi minuti per capire il tono della serata. Kvaratskhelia accende subito il match: al 3’ semina il panico sulla fascia e serve un pallone perfetto a Dembélé, glaciale nel firmare lo 0-1. Contropiede letale e Bayern immediatamente costretto a rincorrere.

Per i bavaresi la montagna da scalare diventa ancora più ripida dopo il rocambolesco 5-4 dell’andata in favore dei parigini. La squadra di Kompany prova a reagire, ma lascia inevitabilmente spazi enormi alle devastanti ripartenze francesi.
Kvaratskhelia danza tra le linee, Doué inventa dribbling da circo: il PSG gioca a velocità supersonica. Il Bayern attacca con orgoglio ma perde lucidità col passare dei minuti.

La partita si infiamma ulteriormente per alcune decisioni arbitrali molto contestate: il direttore di gara Pinheiro non estrae il secondo giallo per Nuno Mendes e poco dopo non concede un rigore ai tedeschi per un tocco di mano di Neves in area. L’Allianz protesta furiosamente e dagli spalti piovono oggetti in campo.
Nel finale il Bayern tenta l’ultimo assalto disperato. Kane trova il gol dell’1-1 in pieno recupero, approfittando di una rara sbavatura difensiva del PSG. È il 14° centro europeo dell’attaccante inglese, un dato straordinario che però non basta a evitare l’eliminazione.

Il PSG vola così in finale grazie a un mix devastante di talento individuale e spirito collettivo. Sacrificio, qualità, intensità: Luis Enrique ha costruito una squadra in cui ogni campione lavora al servizio del gruppo, trasformando il club parigino in una macchina perfetta.
Quelli dell’Arsenal sperano invece di vivere la notte più importante della loro storia.

Una cosa è certa: il 30 maggio il calcio si fermerà per una notte. E Budapest sarà il centro della storia.


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